domenica 21 gennaio 2018

Punta Izzo, smascherato il progetto di riattivazione del poligono militare. Lunedì incontro pubblico ad Augusta


Il Ministero della Difesa ha riconosciuto il diritto all'informazione dei cittadini. Nel silenzio delle istituzioni, smascherato il progetto di riattivazione del poligono militare di Punta Izzo. Adesso bisogna far ripartire la mobilitazione dal basso! Lunedì 22 gennaio, ore 17, incontro pubblico al Palazzo San Biagio, ad Augusta (SR)

Abbiamo finalmente scoperto il pentolone, con le sole armi del diritto e la determinazione di chi è consapevole di essere nel giusto. Il progetto di riattivazione del poligono di tiro di Punta Izzo esiste ed è in cantiere da almeno sei anni, con il parere favorevole espresso nel novembre 2012 dal Comitato Misto Paritetico per le servitù militari (CoMiPa) e l’autorizzazione paesaggistica concessa nel luglio 2013 dalla Soprintendenza ai beni culturali di Siracusa. L’importo dei lavori sfiora i 4 milioni di euro. Con questa cifra si realizzerà - si legge negli atti - la “demolizione e ricostruzione del poligono di tiro per le forze armate con il rifacimento della strada d’accesso e la realizzazione del piazzale ad esso adiacente”. 

La dettagliata conferma arriva a un anno dalla nostra denuncia, grazie all’esame della documentazione che il Responsabile della Trasparenza del Ministero della Difesa ci ha trasmesso ieri mattina, accogliendo il nostro ricorso contro il rifiuto all’accesso civico oppostoci nel mese di dicembre dal Comando Marittimo di Sicilia. Con questa pronuncia, che per il suo significato rappresenta un precedente di portata nazionale, il Responsabile della Trasparenza, Gen. Isp. Bernando Gallo, certifica due fatti importanti che avevamo preannunciato: l’illegittimità del diniego all'accesso e il diritto dei cittadini di conoscere direttamente le informazioni ambientali sui progetti e sulla destinazione d’uso del proprio territorio. Anche nel caso di opere militari destinate alla difesa nazionale. E’ stato dunque riconosciuto il fondamento giuridico delle nostre ragioni, contro l’infondata pretesa di segreto militare avanzata da Marisicilia.    

Ora nessuna istituzione può dirsi esente dalla responsabilità della mancata trasparenza verso i cittadini o di non aver vigilato a tutela del diritto all’informazione della collettività, fondamento della democrazia. La Marina militare mentiva quando, oltre un anno fa, dichiarava che non esisteva alcun progetto di riattivazione del poligono militare di Punta Izzo. Il Governo italiano e la Regione siciliana sapevano e hanno taciuto. Mentre resta da capire se il Comune di Augusta, malgrado l’attuale Sindaco si dichiari ignaro della vicenda, era o meno a conoscenza del progetto. Secondo le regole e la prassi amministrative, il parere del CoMiPa e l’autorizzazione della Soprintendenza dovevano essere quanto meno notificati al Comune, volendo tralasciare le perplessità sull’eventuale mancato coinvolgimento dell’Ente nell’iter amministrativo. Allora delle due l’una: o il Comune è rimasto all’oscuro di tutto, e ciò significherebbe che vi siano state delle gravissime irregolarità amministrative, che rischiano di tradursi in illecito penale, da parte delle autorità competenti a informare e rendere partecipe l’Ente locale. Oppure il Comune aveva ricevuto tutta la documentazione, sapeva del progetto e lo ha colpevolmente taciuto ai suoi cittadini.

Il dovere di fornirci una risposta spetta ora all’Amministrazione comunale, e in particolar modo al Sindaco nella sua qualità di rappresentante legale dell’Ente. Così come spetta alla Soprintendenza chiarire come è stato possibile rilasciare l’autorizzazione paesaggistica per delle opere e in vista di un utilizzo – le esercitazioni militari a fuoco – palesemente incompatibili con i vincoli di tutela paesaggistica e archeologica - livello 3, secondo il Piano Paesaggistico Regionale - a cui è assoggettato il comprensorio di Punta Izzo. E chissà, ancora, se l’opera sia stata sottoposta a previa valutazione d’incidenza ambientale, considerata la prossimità del poligono al Sito d’importanza Comunitaria e Zona di Protezione Speciale delle Saline Regina di Augusta (da poco dichiarate anche Zona di Conservazione Speciale).      

Nell’attesa di ottenere questi dovuti chiarimenti, nei prossimi giorni andremo a depositare direttamente in Procura questi atti ricevuti, quale ulteriore documentazione da allegare al fascicolo d’indagine aperto sul nostro esposto per abuso edilizio presentato lo scorso luglio. 

Per condividere con cittadini e giornalisti i particolari della vicenda e annunciare le prossime iniziative di mobilitazione, indiciamo per lunedì 22 gennaio, dalle ore 17, un incontro pubblico a Palazzo San Biagio.

Coordinamento Punta Izzo Possibile

Guerra o pace, dove va la scuola pubblica? La militarizzazione dell’offerta formativa scolastica nell'esempio di Augusta

gli studenti del Ruiz di Augusta (SR) in visita alla base militare di Sigonella
fonte: http://www.2superioreaugusta.gov.it


Una volta c’erano le visite ai musei, ai centri storici delle città, alle aree archeologiche e alle riserve naturali. Ora ci sono gli open days nelle basi militari. E ci si è ormai abituati a sapere di studenti guidati dai loro professori a spasso tra caserme, aeroporti, navi e aerei da guerra. Purtroppo si tratta di un fenomeno in crescita, il segnale di una preoccupante deriva in senso militarista nella didattica e nella cultura scolastiche.            

La scuola che ripudia la guerra e forma cittadini educando alla pace. Oppure la scuola che forgia soldati e sudditi suscitando la passione per le armi, gli eserciti, la disciplina militare, la gerarchia e l’obbedienza all’ordine costituito come unici orizzonti di sicurezza in un mondo diviso in alleati e nemici. Cos’è, o meglio cosa sta diventando, la nostra scuola pubblica? E’ la domanda che emerge osservando la presenza, sempre più insidiosa, delle forze armate e dell’industria bellica nell’offerta formativa e nelle attività educative degli istituti scolastici italiani. Le città e regioni a esserne più interessate, non a caso, sono quelle ove maggiore è la presenza di basi, porti e strutture militari italiane, Nato o statunitensi.        


Si prenda ad esempio la Sicilia e in particolar modo Augusta, dove l’intreccio tra scuola e ambienti militari risale ai tempi di Mussolini, se non di Cavour e Giolitti, ed è considerato un fatto normale per una città che è sede del Comando Marittimo di Sicilia nonché uno strategico polo navale Usa-Nato al centro del Mediterraneo. Nelle scuole di Augusta, in accordo con presidi e amministrazioni comunali, la Marina militare organizza manifestazioni culturali, sportive, concorsi a premi, e spesso sopperisce, con le proprie strutture militari, alla mancanza di impianti sportivi scolastici e comunali.    



Così, per fare educazione fisica, le scuole sono costrette a bussare alle caserme. A dirla tutta, ultimamente, qualche difficoltà economica s’incontra persino per ritinteggiare le pareti e curare i giardini, tant’è che una volta ci hanno dovuto pensare i marines americani di stanza a Sigonella. E’ successo per alcune classi del 1° Istituto comprensivo “Principe di Napoli”, grazie alla mediazione di un club service. Anche se, va detto, i marines ad Augusta si sono dimostrati pure degli abili operatori ecologici. Lo ricorda bene la Commissione prefettizia, insediatasi in città dopo lo scioglimento del consiglio comunale per mafia, che dei militari statunitensi si è giovata per ripulire uno dei beni confiscati al clan Santapaola. Un terreno di una ventina di ettari bagnato dal mare di Baia d’Arcile che, ironia della sorte, i boss mafiosi avrebbero voluto destinare a residence proprio per gli operosi soldati a stelle e strisce.


Il plesso di Via Eroi di Malta dell'istituto "Principe di Napoli"
ritinteggiato dai marines di Sigonella


Non può stupire allora, benché amareggi, la notizia degli studenti del 2° Istituto superiore “Arangio Ruiz” condotti dai loro docenti, mercoledì scorso, a visitare la base militare di Sigonella, nell’ambito - particolare curioso - di un progetto destinato al contrasto della dispersione scolastica e all’inclusione dei ragazzi caratterizzati da particolare fragilità. Ma quali fini e valori educativi possono aver ispirato una siffatta “gita d’istruzione”? E, poi, che tipo di “inclusione” si è inteso promuovere per gli studenti in condizione di fragilità, mostrando loro cacciabombardieri e pattugliatori?            



Analoghi interrogativi erano stati sollevati, la scorsa estate, in occasione della festa della Marina militare ad Augusta, quando gli alunni dei principali istituti scolastici megaresi, accompagnati da genitori e docenti, erano stati chiamati dall’Ammiraglio Nicola De Felice a intonare cori e canzonette, direttamente all’interno della base di Terravecchia. All’evento dall’imbarazzante sapore balilla, aveva partecipato anche l’Assessore comunale alla Cultura, su delega del Sindaco, che ebbe così modo di ascoltare da un gruppo d’ignari bambini il seguente motivetto, tratto dall’Inno dei sommergibilisti di Mario Ruccione, l’autore di Faccetta nera: Andar pel vasto mar, ridendo in faccia a Monna Morte ed al destino! / Colpir e seppelir ogni nemico che s’incontra sul cammino! / E’ così che vive il marinar nel profondo cuor del sonante mar! / Del nemico e dell’avversità se ne infischia perché sa che vincera![1]

Il coro dei bambini dell'istituto "Principe di Napoli" canta
l'Inno dei sommergibilisti

Tornando agli studenti del Ruiz, chissà se durante la visita militare a Sigonella, tra un aneddoto e l’altro, sia stato loro spiegato quali programmi e missioni di guerra vedono coinvolta - oggi - la Naval Air Station in uso agli Stati Uniti d’America. E chissà se nel corso della spiegazione sia venuto fuori pure qualche riferimento al “programma droni” del Pentagono e allo schieramento, proprio a Sigonella, dei famigerati aerei a pilotaggio remoto che innumerevoli crimini internazionali continuano a commettere in Paesi come il Pakistan, dove dalle bombe sganciate da questi velivoli, tra il 2004 e il 2014, sono stati uccisi oltre 3800 civili, di cui almeno 200 bambini[2]. Ecco, forse il comandante italiano della base avrà riferito che, grazie a un accordo tra Roma e Washington di cui nel febbraio del 2016 ha dato notizia il Wall Street Journal[3], questi droni armati – dietro formale autorizzazione dello stesso comandante – possono adesso decollare da Sigonella verso i teatri di guerra africani e mediorientali. Così come è probabile che sia stata descritta l’istallazione completata nell’ottobre dello scorso anno, sempre a Sigonella, della Joint Tactical Ground Station[4], una stazione terrestre della Us Army che ha la funzione di intercettare gli strikes di missili balistici e trasmettere le relative istruzioni d’attacco alle forze schierate in assetto operativo. E infine, vista la provenienza degli studenti, si sarà parlato anche del ruolo strategico di Augusta[5], considerata dal Pentagono come parte del complesso aeronavale di Sigonella, per rifornire di munizioni e carburante la Sesta flotta della Us Navy e i suoi sottomarini a propulsione e capacità nucleare che, per le loro comunicazioni, si servono anche della stazione Muos di Niscemi e del relativo sistema satellitare.      


C’è da dubitare fortemente che tutto ciò sia stato raccontato. Ma se così fosse, gli studenti avrebbero adesso qualcosa di molto importante e gravoso intorno a cui riflettere, discutere, studiare, agitarsi, maturare. E in tal caso quella scuola avrebbe davvero promosso una “gita d’istruzione” in aderenza al proprio compito costituzionale: educare cittadini liberi, consapevoli e non indifferenti.                   



Gianmarco Catalano   







[2] Sui crimini dei droni Usa su scala globale e sul ruolo giocato da Sigonella, di recente si è tenuto a Catania un incontro, organizzato dal Comitato No Muos – No Sigonella in collaborazione con il Centro europeo per i diritti umani e costituzionali di Berlino (ECCHR), che ha visto la partecipazione di giuristi di fama internazionale: https://nmenzulastrada.blogspot.it/2017/12/litalia-ripudia-la-guerra-convegno.html.  Sulle vicende pakistane, si guardi in particolare l’intervento di Shahzad Akbar, avvocato e direttore del Centro per i diritti umani in Pakistan:             https://www.youtube.com/watch?v=14VpgmgC6xI
[4] Per saperne di più, si legga l’inchiesta del giornalista Antonio Mazzeo:              http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/2017/12/sigonella-base-operativa-per-le.html
[5] Per un focus sulla presenza militare nel Siracusano e sul rischio radiologico nella città megarese, si veda quanto relazionato in occasione della conferenza svolta ad Augusta, nel maggio dello scorso anno, dal titolo Augusta, porto nucleare nella Sicilia avamposto di guerra: https://www.youtube.com/watch?v=_56o2kpowFU




articolo apparso sul quindicinale La Civetta di Minerva e su Comune-info.it


sabato 30 dicembre 2017

Punta Izzo Possibile, un anno dopo: i video della conferenza stampa

Di seguito vi proponiamo i video della conferenza stampa svolta mercoledì scorso dal Coordinamento per Punta Izzo Possibile, a un anno dalla consegna alle istituzioni della petizione popolare per la smilitarizzazione, la bonifica e la tutela del comprensorio costiero di Punta Izzo.

Video integrale della conferenza stampa:


Gianmarco Catalano del Coordinamento per Punta Izzo Possibile:



Fabio Morreale, presidente di Natura Sicula onlus:



Sebastiano Papandrea, legale del Coordinamento regionale dei comitati No Muos:
 


Maria Grazia Patania del Collettivo Antigone:





sabato 23 dicembre 2017

Punta Izzo Possibile, conferenza stampa a un anno dalla consegna della petizione



Giornalisti e cittadini sono invitati alla conferenza stampa che si terrà ad Augusta mercoledì 27 dicembre alle ore 10:30 c/o il Salone Liggeri di Palazzo San Biagio         


A un anno dalla consegna alle istituzioni della petizione per la smilitarizzazione, la bonifica e la tutela del comprensorio costiero di Punta Izzo, il Coordinamento per Punta Izzo Possibile incontra giornalisti e cittadini per tracciare un primo bilancio di questa esperienza civica, raccontare le più recenti iniziative intraprese e delineare le prospettive d’intervento, a fronte dell’immobilismo istituzionale e al rischio, oramai certificato dal Ministero della Difesa, della probabile riattivazione del poligono militare. Un’eventualità, quest’ultima, di cui continueremo a ribadire l’incompatibilità con i vincoli di tutela paesaggistica e con il bisogno di rinaturalizzazione, valorizzazione e pubblica fruizione di un bene che è parte del patrimonio naturalistico, storico e culturale di Augusta.     L’incontro sarà dunque l’occasione per guardare al percorso fin qui compiuto non per freddo resoconto o mera denuncia di opportunità mancate, ma con la motivazione e l’impegno proiettati verso iniziative che possano, in primo luogo, contribuire a ricostruire l’immaginario collettivo di un bene comune da tempo negato, aprendo alla sua conoscenza e riaffermando con più forza la necessità di una sua riconversione in parco eco-culturale a beneficio della collettività.



Coordinamento per Punta Izzo Possibile


Guarda il servizio del TGR andato in onda il 17 gennaio 2017:

lunedì 18 dicembre 2017

"L'Italia ripudia la guerra": convegno a Catania sui crimini dei droni nella Sicilia avamposto Usa


La guerra al terrorismo condotta dagli Stati Uniti, i crimini dei droni armati su scala globale, il coinvolgimento delle basi militari Nato in Europa e il ruolo di Sigonella, in Sicilia, come stazione bellica a stelle e strisce proiettata sul Mediterraneo. E' attorno a questi temi che si è svolto a Catania, giovedì 7 dicembre, il convegno dal titolo "L'Italia ripudia la guerra - gli attacchi dei droni, la Sicilia e il diritto internazionale violato". Un evento, promosso dal Comitato No Muos - No Sigonella in collaborazione con il Centro europeo per i diritti umani e costituzionali di Berlino, che ha visto la partecipazione di giuristi di fama internazionale, oltre al prezioso contributo di avvocati, attivisti e giornalisti siciliani impegnati da anni nella battaglia No Muos e nella difesa dei diritti umani contro le politiche di guerra. Qui di seguito vi proponiamo la visione degli interventi che hanno animato il convegno.

L'introduzione di Sebastiano Papandrea, legale del Coordinamento regionale dei comitati No Muos:



Chantal Meloni, docente di diritto penale internazionale e consulente legale per il Centro europeo per i diritti umani e costituzionali di Berlino:



Andreas Schüller, avvocato e direttore del programma International Crimes and Accountability del Centro europeo per i diritti umani e costituzionali di Berlino:



Shahzad Akbar, avvocato e direttore del Centro per i diritti umani in Pakistan:



Antonio Mazzeo, giornalista e peace researcher:




Comitato No Muos - No Sigonella

lunedì 4 dicembre 2017

Stato-Mafia: in Libia un altro patto

Le regole di Minniti nella "jungla del Mediterraneo"




Centinaia di migliaia di migranti sono segregati nei lager libici. “Sono tra i 400 e i 700 mila”, secondo l’allarme dell’Unione africana. Uomini, donne e bambini violentati, uccisi, battuti all’asta. E’ il prezzo tragico del patto  - definito disumano dall’Onu - che il governo italiano ha stretto con milizie e trafficanti libici, come rivelato da Le Monde

Adesso le partenze dalle coste libiche sono diventate l'arma di ricatto mafioso che i trafficanti utilizzano per richiamare l'Italia al “rispetto degli accordi”: denaro e forse altro per appaltare a criminali senza scrupoli un servizio che passerà alla storia come crimine contro l'umanità.

Il resto del lavoro sporco, in mare, lo fa – fruste e fucili alla mano - la guardia costiera del governo di Tripoli, con motovedette donate dallo Stato italiano. Con buona pace della legalità internazionale e di quel diritto umanitario a tutela dei diritti dei rifugiati che la Libia non ha mai riconosciuto, e anzi continua a calpestare impunemente.

Le politiche anti-migranti del ministro Minniti alimentano questo stato di cose, sostenuto all’insegna del “buon senso” da giornalisti, politici e opinion makers ligi all’ordine costituito.
Fra questi, a sorpresa, troviamo anche un Marco Travaglio che in un editoriale scrive che “Se il ministro Minniti prova a mettere qualche regola e un po' d'ordine nella jungla del Mediterraneo, riducendo drasticamente gli imbarchi e gli sbarchi di migranti, e dunque il numero dei morti in mare e il volume d'affari dei trafficanti, chapeu”        

Ma “regole” e l' “ordine” imposti da Minniti per la “jungla del Mediterraneo” sono semplicemente la legge del più forte che condanna i deboli a un comune destino: morire, in un campo di concentramento o in mare.    

Per fermare gli attentati, secondo alcuni, lo Stato scese a patti con Cosa Nostra. Adesso, per fermare i migranti in Libia, patteggia con le mafie che schiavizzano e trafficano esseri umani. E' sempre Trattativa. Col “principe degli scafisti” Ahmad Dabbashi come con Bernardo Provenzano.   

Gianmarco Catalano


articolo pubblicato su I Siciliani giovani


giovedì 30 novembre 2017

- Gli attacchi dei droni, la Sicilia e il diritto internazionale violato - Assemblea pubblica a Catania, giovedì 7 dicembre ore 17 c/o sede Lila

L’Italia ripudia la guerra

  Gli attacchi dei droni, la Sicilia e il diritto internazionale violato

              
       Assemblea pubblica a Catania –  giovedì 7 dicembre ore 17
                         sede Lila – Via Finocchiaro Aprile 160


Introduce:

Sebastiano Papandrea
avvocato del Coordinamento regionale dei comitati No Muos


Relatori:

Chantal Meloni
consulente legale del European Centre for Constitutional and Human Rights (ECCHR) di Berlino

Shahzad Akbar
avvocato e direttore del Centro per i diritti umani in Pakistan

Andreas Schuller
direttore del programma “International Crimes and Accountability” presso l’ECCHR di Berlino

Antonio Mazzeo
peace-researcher e giornalista impegnato sui temi della pace e dei diritti umani


Promuove:

Comitato No Muos / No Sigonella

evento FB: https://www.facebook.com/events/171535133443417/

     

IL RUOLO DELL’ITALIA NELLA GUERRA CON I DRONI DEGLI USA



La base militare di Sigonella (Sicilia) è considerata, ad oggi, di importanza strategica per le operazioni condotte a mezzo droni dagli Stati Uniti in Nord Africa. Grazie a un accordo tra Roma e Washington, gli Stati Uniti possono ora utilizzare droni armati in partenza da Sigonella, su formale autorizzazione del Comandante italiano. Tale circostanza implica la complicità dell’Italia negli attacchi condotti a mezzo droni. ECCHR ha presentato diverse istanze di accesso a informazioni e dati concernenti i droni statunitensi stanziati a Sigonella, in forza della legge c.d. “FOIA” (Freedom of Information Act) del 2016. Ad oggi, tuttavia, ECCHR ha ricevuto informazioni del tutto insufficienti dalle autorità richieste. A luglio 2017, pertanto, ha presentato un ricorso al giudice amministrativo (TAR Lazio) per ottenere accesso agli atti.
1.       Qual è l’obiettivo dell’azione legale intrapresa?
ECCHR vuole ottenere più informazioni riguardo l’uso effettivo di droni armati da Sigonella, e in particolare riguardo al ruolo dell’Italia nelle operazioni condotte dagli Stati Uniti al di fuori dei confini nazionali.
2.       Qual è la base giuridica per l’accesso a tali documenti?
In forza dell’art. 5 d. lgs. 33/2013, come modificato nel 2016, chiunque ha diritto di chiedere accesso (c.d. FOIA) a documenti detenuti dalla pubblica amministrazione; il diniego, pure consentito, è sottoposto alle eccezioni di cui al successivo art. 5bis, e, secondo le regole generali di diritto amministrativo, deve essere adeguatamente motivato.
3.       Quali documenti sono stati richiesti?
ECCHR ha chiesto di accedere a dati relativi a Sigonella, tra cui i costi della base, il numero di droni ivi stanziati, il numero di personale impiegato, nonché quante e quali autorizzazioni siano state fino ad oggi concesse dal Comandante italiano al corrispettivo statunitense per l’impiego di droni armati all’estero. Tale ultima informazione, in particolare, consente di far luce sul ruolo effettivamente giocato dalle autorità italiane nel quadro di questo tipo di operazioni.
4.       Perché proprio Sigonella?
A febbraio 2016, il Wall Street Journal hanno battuto la notizia di un accordo, il cui contenuto non era stato reso noto, tra Governo italiano e Governo statunitense, in forza del quale il primo avrebbe autorizzato il secondo a utilizzare droni armati da Sigonella. L’allora Ministro degli Esteri, il Ministro della Difesa e il Primo Ministro hanno precisato che l’autorizzazione sarebbe stata concessa di volta in volta, ed esclusivamente per operazioni aventi finalità difensive. Non è dato sapere, tuttavia, quante e quali autorizzazioni siano state concesse sinora.
5.       Cosa fare in caso di diniego d’accesso o di silenzio dalla P.A.?
La P.A. ha 30 giorni di tempo per decidere sull’istanza di accesso; se non risponde, o nega l’accesso, ai sensi dell’art. 5 co. 7 d. lgs. 33/2013 il richiedente può chiedere il riesame dell’istanza al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza individuato all’interno di ciascuna P.A., il quale deve decidere in 20 giorni. ECCHR ha richiesto il riesame dei provvedimenti ottenendo un nuovo diniego.
6.       Perchè ricorrere al TAR?
I provvedimenti amministrativi possono essere impugnati di fronte al giudice amministrativo per ottenerne l’annullamento. ECCHR contesta il diniego ricevuto sia in quanto carente di adeguata motivazione sia nel merito, in quanto la P.A. richiesta non ha tenuto in dovuta considerazione il diritto di informazione in merito a questioni di notevole rilevanza per l’opinione pubblica. Il ricorso al TAR è stato presentato a inizio di luglio 2017, e in base alle norme processuali applicabili il giudice si dovrebbe pronunciare in alcuni mesi.


European Center for Constitutional and Human Rights (ECCHR)