lunedì 4 dicembre 2017

Stato-Mafia: in Libia un altro patto

Le regole di Minniti nella "jungla del Mediterraneo"




Centinaia di migliaia di migranti sono segregati nei lager libici. “Sono tra i 400 e i 700 mila”, secondo l’allarme dell’Unione africana. Uomini, donne e bambini violentati, uccisi, battuti all’asta. E’ il prezzo tragico del patto  - definito disumano dall’Onu - che il governo italiano ha stretto con milizie e trafficanti libici, come rivelato da Le Monde

Adesso le partenze dalle coste libiche sono diventate l'arma di ricatto mafioso che i trafficanti utilizzano per richiamare l'Italia al “rispetto degli accordi”: denaro e forse altro per appaltare a criminali senza scrupoli un servizio che passerà alla storia come crimine contro l'umanità.

Il resto del lavoro sporco, in mare, lo fa – fruste e fucili alla mano - la guardia costiera del governo di Tripoli, con motovedette donate dallo Stato italiano. Con buona pace della legalità internazionale e di quel diritto umanitario a tutela dei diritti dei rifugiati che la Libia non ha mai riconosciuto, e anzi continua a calpestare impunemente.

Le politiche anti-migranti del ministro Minniti alimentano questo stato di cose, sostenuto all’insegna del “buon senso” da giornalisti, politici e opinion makers ligi all’ordine costituito.
Fra questi, a sorpresa, troviamo anche un Marco Travaglio che in un editoriale scrive che “Se il ministro Minniti prova a mettere qualche regola e un po' d'ordine nella jungla del Mediterraneo, riducendo drasticamente gli imbarchi e gli sbarchi di migranti, e dunque il numero dei morti in mare e il volume d'affari dei trafficanti, chapeu”        

Ma “regole” e l' “ordine” imposti da Minniti per la “jungla del Mediterraneo” sono semplicemente la legge del più forte che condanna i deboli a un comune destino: morire, in un campo di concentramento o in mare.    

Per fermare gli attentati, secondo alcuni, lo Stato scese a patti con Cosa Nostra. Adesso, per fermare i migranti in Libia, patteggia con le mafie che schiavizzano e trafficano esseri umani. E' sempre Trattativa. Col “principe degli scafisti” Ahmad Dabbashi come con Bernardo Provenzano.   

Gianmarco Catalano


articolo pubblicato su I Siciliani giovani


giovedì 30 novembre 2017

- Gli attacchi dei droni, la Sicilia e il diritto internazionale violato - Assemblea pubblica a Catania, giovedì 7 dicembre ore 17 c/o sede Lila

L’Italia ripudia la guerra

  Gli attacchi dei droni, la Sicilia e il diritto internazionale violato

              
       Assemblea pubblica a Catania –  giovedì 7 dicembre ore 17
                         sede Lila – Via Finocchiaro Aprile 160


Introduce:

Sebastiano Papandrea
avvocato del Coordinamento regionale dei comitati No Muos


Relatori:

Chantal Meloni
consulente legale del European Centre for Constitutional and Human Rights (ECCHR) di Berlino

Shahzad Akbar
avvocato e direttore del Centro per i diritti umani in Pakistan

Andreas Schuller
direttore del programma “International Crimes and Accountability” presso l’ECCHR di Berlino

Antonio Mazzeo
peace-researcher e giornalista impegnato sui temi della pace e dei diritti umani


Promuove:

Comitato No Muos / No Sigonella

evento FB: https://www.facebook.com/events/171535133443417/

     

IL RUOLO DELL’ITALIA NELLA GUERRA CON I DRONI DEGLI USA



La base militare di Sigonella (Sicilia) è considerata, ad oggi, di importanza strategica per le operazioni condotte a mezzo droni dagli Stati Uniti in Nord Africa. Grazie a un accordo tra Roma e Washington, gli Stati Uniti possono ora utilizzare droni armati in partenza da Sigonella, su formale autorizzazione del Comandante italiano. Tale circostanza implica la complicità dell’Italia negli attacchi condotti a mezzo droni. ECCHR ha presentato diverse istanze di accesso a informazioni e dati concernenti i droni statunitensi stanziati a Sigonella, in forza della legge c.d. “FOIA” (Freedom of Information Act) del 2016. Ad oggi, tuttavia, ECCHR ha ricevuto informazioni del tutto insufficienti dalle autorità richieste. A luglio 2017, pertanto, ha presentato un ricorso al giudice amministrativo (TAR Lazio) per ottenere accesso agli atti.
1.       Qual è l’obiettivo dell’azione legale intrapresa?
ECCHR vuole ottenere più informazioni riguardo l’uso effettivo di droni armati da Sigonella, e in particolare riguardo al ruolo dell’Italia nelle operazioni condotte dagli Stati Uniti al di fuori dei confini nazionali.
2.       Qual è la base giuridica per l’accesso a tali documenti?
In forza dell’art. 5 d. lgs. 33/2013, come modificato nel 2016, chiunque ha diritto di chiedere accesso (c.d. FOIA) a documenti detenuti dalla pubblica amministrazione; il diniego, pure consentito, è sottoposto alle eccezioni di cui al successivo art. 5bis, e, secondo le regole generali di diritto amministrativo, deve essere adeguatamente motivato.
3.       Quali documenti sono stati richiesti?
ECCHR ha chiesto di accedere a dati relativi a Sigonella, tra cui i costi della base, il numero di droni ivi stanziati, il numero di personale impiegato, nonché quante e quali autorizzazioni siano state fino ad oggi concesse dal Comandante italiano al corrispettivo statunitense per l’impiego di droni armati all’estero. Tale ultima informazione, in particolare, consente di far luce sul ruolo effettivamente giocato dalle autorità italiane nel quadro di questo tipo di operazioni.
4.       Perché proprio Sigonella?
A febbraio 2016, il Wall Street Journal hanno battuto la notizia di un accordo, il cui contenuto non era stato reso noto, tra Governo italiano e Governo statunitense, in forza del quale il primo avrebbe autorizzato il secondo a utilizzare droni armati da Sigonella. L’allora Ministro degli Esteri, il Ministro della Difesa e il Primo Ministro hanno precisato che l’autorizzazione sarebbe stata concessa di volta in volta, ed esclusivamente per operazioni aventi finalità difensive. Non è dato sapere, tuttavia, quante e quali autorizzazioni siano state concesse sinora.
5.       Cosa fare in caso di diniego d’accesso o di silenzio dalla P.A.?
La P.A. ha 30 giorni di tempo per decidere sull’istanza di accesso; se non risponde, o nega l’accesso, ai sensi dell’art. 5 co. 7 d. lgs. 33/2013 il richiedente può chiedere il riesame dell’istanza al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza individuato all’interno di ciascuna P.A., il quale deve decidere in 20 giorni. ECCHR ha richiesto il riesame dei provvedimenti ottenendo un nuovo diniego.
6.       Perchè ricorrere al TAR?
I provvedimenti amministrativi possono essere impugnati di fronte al giudice amministrativo per ottenerne l’annullamento. ECCHR contesta il diniego ricevuto sia in quanto carente di adeguata motivazione sia nel merito, in quanto la P.A. richiesta non ha tenuto in dovuta considerazione il diritto di informazione in merito a questioni di notevole rilevanza per l’opinione pubblica. Il ricorso al TAR è stato presentato a inizio di luglio 2017, e in base alle norme processuali applicabili il giudice si dovrebbe pronunciare in alcuni mesi.


European Center for Constitutional and Human Rights (ECCHR)

martedì 21 novembre 2017

Augusta, proposta per una tesoreria comunale disarmata



Gentili Consiglieri comunali componenti la V Commissione Finanze e Bilancio del Comune di Augusta,


il sottoscritto Gianmarco Catalano, attivista del Comitato No Muos - No Sigonella



Premesso



che a fine anno scadrà la convenzione del Comune di Augusta con il Credito Siciliano per la gestione del servizio di tesoreria dell'Ente;



che il Comune di Augusta dovrà procedere a un nuovo affidamento del servizio di tesoreria mediante procedura a evidenza pubblica ai sensi dell'art 210 del Decreto Legislativo n. 267/2000;



che in data 21 novembre c.a., alle ore 10, la V Commissione Finanze e Bilancio del Comune di Augusta si riunirà per discutere l'Approvazione della convenzione per l'affidamento del servizio di tesoreria ex art. 210 del D.Lgs. n. 267/2000 per il periodo dal 01/01/2018 al 31/12/2020;



Propone



l'adesione del Comune di Augusta alla Campagna "Tesorerie Disarmate" promossa a livello nazionale dalla Rete Lilliput e sostenuta da molteplici associazioni, reti, comitati di base e liberi cittadini impegnati sui temi della pace e del disarmo, attraverso azioni e iniziative finalizzate alla difesa dei diritti umani, al ripudio attivo della guerra e allo stop al commercio di armamenti. 



Dai comuni di Pavia, Firenze e Palermo, alle Provincie di Roma e Savona: ad oggi sono decine le istituzioni locali che hanno deciso di aderire a questa campagna dando un preciso contenuto etico e politico a un adempimento di natura apparentemente solo tecnica quale il rinnovo del servizio di tesoreria. 



In accordo ai valori costituzionali di pace, solidarietà e ripudio della guerra, la Campagna "Tesorerie Disarmate" chiede a Comuni, Province e Regioni di inserire nei propri bandi per la definizione della Tesoreria dell'Ente specifiche clausole che escludano o penalizzino gli Istituti di credito ufficialmente coinvolti nel commercio di armamenti. L'iniziativa è rivolta, in particolare, a quegli enti locali d'Italia che si sono distinti per dichiarazioni e azioni concrete volte al sostegno di politiche per la pace. 



In questa direzione, un primo passo simbolico è stato già compiuto dal Comune di Augusta, attraverso la proclamazione di "Città No Muos" con una delibera di Consiglio comunale del maggio scorso. Seguendo lo stesso spirito, l'Ente megarese potrebbe adesso aderire ufficialmente alla Campagna "Tesorerie Disarmate" traducendola in concrete azioni amministrative.



Come? 



Tra le soluzioni escogitate dai vari Enti locali per dar vita a una tesoreria etica e non armata, il modello adottato di recente dal Comune di Rescaldina (MI) ci appare tra i più efficaci, essendo riuscito a conciliare le ragioni di una scelta etico-politica con il rispetto delle regole in materia di bandi pubblici.



In particolare, nell'apposita Convenzione per la gestione del servizio di tesoreria, il Comune di Rescaldina impegna la banca affidataria a trasmettere un rapporto annuale nel quale, rispetto all'anno precedente, deve specificare l'eventuale ammontare, la tipologia e la destinazione delle nuove operazioni relative alle transazioni bancarie in materia di esportazione, importazione e transito di materiale di armamento, così come definito dall'art. 2 della Legge 185/1990 (Nuove norme sul controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento).



Ma c'è di più. Nel disciplinare di gara per l'affidamento del servizio, il Comune di Rescaldina ha inserito una specifica "clausola etica" per l'attribuzione di un punteggio positivo a quegli istituti di credito che risultano non aver effettuato operazioni bancarie in appoggio al commercio di armamenti.



Auspicando che anche il Comune di Augusta possa far "tesoro" di questa positiva esperienza civica, s'invitano i Consiglieri comunali a valutare la presente proposta in sede di Commissione e promuoverne un apposito esame in Consiglio comunale. 



Per stimolare un accurato approfondimento della tematica in oggetto, si forniscono i seguenti allegati:



- Dossier Tesorerie Disarmate a cura di Giorgio Beretta;



- Convenzione Tesoreria 2017/2022 - Comune di Rescaldina;
- Disciplinare Gara Tesoreria - Comune di Rescaldina;



- A Rescaldina c'è una tesoreria disarmata (articolo della redazione di Comune-info)  




Cordiali saluti,



Gianmarco Catalano 
(Comitato No Muos - No Sigonella) 

lunedì 17 luglio 2017

Catania, associazioni antirazziste si mobilitano contro l'operazione paramilitare di Generazione Identitaria


Lettera Aperta


Al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Al Presidente della Regione Sicilia, Al Prefetto di Catania, Al  Questore di Catania, Al Presidente dell'Autorità Portuale di Catania, Al Comandante della Capitaneria di Porto di Catania, Al Sindaco di Catania

Intorno a martedì 18 luglio 2017, come reso noto dagli organi di stampa, è previsto l'arrivo al porto di Catania della nave C-Star, lunga 40 metri, costruita nel 1975, battente bandiera dello stato africano di Gibuti. Tale imbarcazione è stata noleggiata dal gruppo dichiaratamente razzista e xenofobo “Generazione Identitaria” per respingere, attraverso azioni paramilitari, i migranti che tentano di attraversare il mar Mediterraneo, intralciando così i preziosi salvataggi delle ONG delle navi umanitarie, sempre più criminalizzate.

La sosta nel porto di Catania o di altri porti siciliani sarebbe funzionale all'imbarco delle provviste necessarie alla “missione” e all'imbarco di “volontari” arruolati nell'operazione paramilitare.
Le seguenti associazioni firmatarie chiedono alle Autorità in indirizzo di impedire l'utilizzo delle infrastrutture  portuali alla nave C-Star attualmente nella disponibilità dell'organizzazione “Generazione Identitaria” e di prendere posizione in tal senso verso le autorità competenti. Sarebbe infatti a nostro avviso assai grave che si concedesse l'attracco e l'utilizzo delle infrastrutture pubbliche a organizzazioni che hanno l'intento di compiere azioni paramilitari nel mar Mediterraneo, intercettando imbarcazioni di migranti e arrogandosi il diritto di intervenire consegnando i naufraghi alla guardia costiera libica e violando di fatto l'obbligo di legge che vuole l'accompagnamento verso il porto più sicuro, che non è certo quello libico.
Temiamo inoltre che la presenza di una nave non coordinata con la Guardia costiera possa ostacolare le operazioni di salvataggio con grave pericolo per i naufraghi e per il personale operante in mare. Si tratta di un'operazione razzista alimentata da una propaganda falsa e tendenziosa, che non possiamo avallare con alcun tipo di supporto logistico o silenzio istituzionale.
Le seguenti associazioni indicono da martedì 18 luglio una campagna di vigilanza antirazzista ed antifascista al Porto di Catania

Rete Antirazzista Catanese, Comitato NoMuos/NoSigonella, Catania Bene Comune, USB fed.Ct, Città Felice, La RagnaTela, Cobas Scuola-Ct,Red Militant, PRC- Ct, PCI fed.Ct, ARCI-Ct, Associazione DIritti e Frontiere(ADIF), Collettivo Politico Experia, Sinistra Anticapitalista, Rugby I Briganti ASD Onlus - Librino, La Librineria, OPEN MIND lgbt e FEMMINISTORIE, CENTRO GAPA, I Siciliani Giovani, Movimento Laikal, ALTERNATA SILOS cooperativa sociale WELLcHOME Sprar Roma di Idea Prisma 82 cooperativa sociale, Azione civile Catania, Circolo Città-Ct  Futura,LILA-Ct, Missionari Comboniani Palermo, L' Associazione di Promozione Sociale METICCIA Lecce, Mundi Pacem, La Bottega del Barbieri Blog, Mediterraneo Sicilia Europa onlus, ...


sabato 8 luglio 2017

“Non dimenticherai”

                                                                  
foto di Daniele Ballotta
Oggi, sabato 8 luglio dalle ore 19:00 presso lo stabilimento elioterapico “ufficiali” nell’area di Punta Izzo, da moltissimo tempo demanio militare dello Stato, si inaugura una mostra intitolata Lighea-Il mito e la sirena. L’inaugurazione sarà ad ingresso gratuito, ma previa registrazione tramite email “per via dei controlli d’obbligo trattandosi di M.M”, precisano gli organizzatori.        

Il criterio per stabilire chi potrà entrare, però, non si conosce.


L’area di Punta Izzo è destinataria del massimo livello di tutela nel Piano Paesaggistico della Regione Siciliana alla luce della preziosa biodiversità che la caratterizza e del valore archeologico, storico e culturale di questi luoghi. Punta Izzo, inoltre, confina con le ex Saline Regina, un’importante area umida rifugio per l’avifauna, riconosciuta dall’Unione Europea come Sito d’Interesse Comunitario (SIC) e Zona di Protezione Speciale (ZPS).     
La presenza della Marina Militare –che recentemente, per bocca del Ministero della Difesa, ha anche annunciato la possibilità di riattivare il poligono per esercitazioni con armi da fuoco- di fatto non solo contraddice i vincoli e gli obblighi di tutela ambientale, ma impedisce la fruizione del territorio da parte della popolazione locale. L’area, mai bonificata tanto che si possono trovare bossoli di piombo e cartucce di vario tipo e calibro (persino lacrimogeni al gas CS) a testimoniare esercitazioni e disprezzo per l’ambiente, è ad uso esclusivo della M.M. che, a propria discrezione, decide quali manifestazioni ospitare e chi farvi accedere.    

 Augusta sorge in un’area fortemente militarizzata e drammaticamente inquinata. I danni dei petrolchimici sono sotto gli occhi di tutti ed è innegabile la necessità di salvare quel che caparbiamente la natura fa sopravvivere allo scempio quotidiano ai danni della nostra terra.
Una petizione firmata da oltre mille cittadini e cittadine, sostenuta anche dall’Amministrazione comunale, chiede la smilitarizzazione dell’area per poterne finalmente fruire liberamente nel rispetto dei vincoli paesaggistici di salvaguardia ambientale. Ma la voce dei cittadini pare non avere alcun valore di fronte al diniego del Ministero della Difesa che considera l’area di notevole interesse per la Marina militare.            
Due interessi che si scontrano, dunque: quello del popolo augustano, che stando alla Costituzione è sovrano ma non viene preso in considerazione, e quello della Marina Militare, che l’attuale governo nazionale vuol far arbitrariamente prevalere. Nel mezzo c’è una normativa regionale e nazionale che, tutelando il paesaggio e la sua valorizzazione per fini sociali, sostiene pienamente le ragioni delle migliaia di cittadini e cittadine che, da oltre un anno, si mobilitano per la riconversione di Punta Izzo in un parco naturale e culturale aperto alla collettività.         

 Allora chiediamoci perché l’interesse legittimo della società civile finora sia stato volutamente ignorato. Perché in un territorio devastato da incalcolabili danni ambientali, non si può procedere alla bonifica e al recupero di un prezioso paesaggio di cui tutti i suoi abitanti vengono ingiustamente privati?
La mostra in questione rievoca Lighea, la sirena narrata da Tomasi di Lampedusa che, emergendo dalle acque di Augusta, ammalia il Professor La Ciura che si era ritirato proprio nel nostro paese. Quella sirena, prima di svanire nel nulla, ammonisce il Professore: “Non dimenticherai”.          

E noi? 

Noi dimenticheremo ancora una volta la meraviglia dove siamo nati?         

Dimenticheremo quanto preziose siano queste rocce, questi scogli che accarezzano il profilo del mare dentro cui si perdono?        

Lasceremo nuovamente che di questo territorio si continui ad abusare in nome di interessi “superiori” e circoscritti che non tengono in considerazione il bene comune?
       

                               Coordinamento per Punta Izzo Possibile
; Collettivo Antigone