sabato 30 dicembre 2017

Punta Izzo Possibile, un anno dopo: i video della conferenza stampa

Di seguito vi proponiamo i video della conferenza stampa svolta mercoledì scorso dal Coordinamento per Punta Izzo Possibile, a un anno dalla consegna alle istituzioni della petizione popolare per la smilitarizzazione, la bonifica e la tutela del comprensorio costiero di Punta Izzo.

Video integrale della conferenza stampa:


Gianmarco Catalano del Coordinamento per Punta Izzo Possibile:



Fabio Morreale, presidente di Natura Sicula onlus:



Sebastiano Papandrea, legale del Coordinamento regionale dei comitati No Muos:
 


Maria Grazia Patania del Collettivo Antigone:





sabato 23 dicembre 2017

Punta Izzo Possibile, conferenza stampa a un anno dalla consegna della petizione



Giornalisti e cittadini sono invitati alla conferenza stampa che si terrà ad Augusta mercoledì 27 dicembre alle ore 10:30 c/o il Salone Liggeri di Palazzo San Biagio         


A un anno dalla consegna alle istituzioni della petizione per la smilitarizzazione, la bonifica e la tutela del comprensorio costiero di Punta Izzo, il Coordinamento per Punta Izzo Possibile incontra giornalisti e cittadini per tracciare un primo bilancio di questa esperienza civica, raccontare le più recenti iniziative intraprese e delineare le prospettive d’intervento, a fronte dell’immobilismo istituzionale e al rischio, oramai certificato dal Ministero della Difesa, della probabile riattivazione del poligono militare. Un’eventualità, quest’ultima, di cui continueremo a ribadire l’incompatibilità con i vincoli di tutela paesaggistica e con il bisogno di rinaturalizzazione, valorizzazione e pubblica fruizione di un bene che è parte del patrimonio naturalistico, storico e culturale di Augusta.     L’incontro sarà dunque l’occasione per guardare al percorso fin qui compiuto non per freddo resoconto o mera denuncia di opportunità mancate, ma con la motivazione e l’impegno proiettati verso iniziative che possano, in primo luogo, contribuire a ricostruire l’immaginario collettivo di un bene comune da tempo negato, aprendo alla sua conoscenza e riaffermando con più forza la necessità di una sua riconversione in parco eco-culturale a beneficio della collettività.



Coordinamento per Punta Izzo Possibile


Guarda il servizio del TGR andato in onda il 17 gennaio 2017:

lunedì 18 dicembre 2017

"L'Italia ripudia la guerra": convegno a Catania sui crimini dei droni nella Sicilia avamposto Usa


La guerra al terrorismo condotta dagli Stati Uniti, i crimini dei droni armati su scala globale, il coinvolgimento delle basi militari Nato in Europa e il ruolo di Sigonella, in Sicilia, come stazione bellica a stelle e strisce proiettata sul Mediterraneo. E' attorno a questi temi che si è svolto a Catania, giovedì 7 dicembre, il convegno dal titolo "L'Italia ripudia la guerra - gli attacchi dei droni, la Sicilia e il diritto internazionale violato". Un evento, promosso dal Comitato No Muos - No Sigonella in collaborazione con il Centro europeo per i diritti umani e costituzionali di Berlino, che ha visto la partecipazione di giuristi di fama internazionale, oltre al prezioso contributo di avvocati, attivisti e giornalisti siciliani impegnati da anni nella battaglia No Muos e nella difesa dei diritti umani contro le politiche di guerra. Qui di seguito vi proponiamo la visione degli interventi che hanno animato il convegno.

L'introduzione di Sebastiano Papandrea, legale del Coordinamento regionale dei comitati No Muos:



Chantal Meloni, docente di diritto penale internazionale e consulente legale per il Centro europeo per i diritti umani e costituzionali di Berlino:



Andreas Schüller, avvocato e direttore del programma International Crimes and Accountability del Centro europeo per i diritti umani e costituzionali di Berlino:



Shahzad Akbar, avvocato e direttore del Centro per i diritti umani in Pakistan:



Antonio Mazzeo, giornalista e peace researcher:




Comitato No Muos - No Sigonella

lunedì 4 dicembre 2017

Stato-Mafia: in Libia un altro patto

Le regole di Minniti nella "jungla del Mediterraneo"




Centinaia di migliaia di migranti sono segregati nei lager libici. “Sono tra i 400 e i 700 mila”, secondo l’allarme dell’Unione africana. Uomini, donne e bambini violentati, uccisi, battuti all’asta. E’ il prezzo tragico del patto  - definito disumano dall’Onu - che il governo italiano ha stretto con milizie e trafficanti libici, come rivelato da Le Monde

Adesso le partenze dalle coste libiche sono diventate l'arma di ricatto mafioso che i trafficanti utilizzano per richiamare l'Italia al “rispetto degli accordi”: denaro e forse altro per appaltare a criminali senza scrupoli un servizio che passerà alla storia come crimine contro l'umanità.

Il resto del lavoro sporco, in mare, lo fa – fruste e fucili alla mano - la guardia costiera del governo di Tripoli, con motovedette donate dallo Stato italiano. Con buona pace della legalità internazionale e di quel diritto umanitario a tutela dei diritti dei rifugiati che la Libia non ha mai riconosciuto, e anzi continua a calpestare impunemente.

Le politiche anti-migranti del ministro Minniti alimentano questo stato di cose, sostenuto all’insegna del “buon senso” da giornalisti, politici e opinion makers ligi all’ordine costituito.
Fra questi, a sorpresa, troviamo anche un Marco Travaglio che in un editoriale scrive che “Se il ministro Minniti prova a mettere qualche regola e un po' d'ordine nella jungla del Mediterraneo, riducendo drasticamente gli imbarchi e gli sbarchi di migranti, e dunque il numero dei morti in mare e il volume d'affari dei trafficanti, chapeu”        

Ma “regole” e l' “ordine” imposti da Minniti per la “jungla del Mediterraneo” sono semplicemente la legge del più forte che condanna i deboli a un comune destino: morire, in un campo di concentramento o in mare.    

Per fermare gli attentati, secondo alcuni, lo Stato scese a patti con Cosa Nostra. Adesso, per fermare i migranti in Libia, patteggia con le mafie che schiavizzano e trafficano esseri umani. E' sempre Trattativa. Col “principe degli scafisti” Ahmad Dabbashi come con Bernardo Provenzano.   

Gianmarco Catalano


articolo pubblicato su I Siciliani giovani