sabato 22 aprile 2017

Incominciando col gustare un po’ di libertà, si finisce per volerla tutta


Figli della libertà: nelle sale di nuovo in missione per Gaia

Nel 2015 una stravagante famiglia ha raccontato, con il suo primo documentario dal titolo “Unlearning”, un viaggio durato sei mesi, senza soldi, alla ricerca di modelli diversi dalla famiglia mononucleare di città, cercandoli per l’appunto in circhi, comuni ed ecovillaggi. Questo lavoro, prodotto interamente dal basso, è stato pluripremiato in molti festival europei e proiettato in oltre 110 cinema. Adesso il regista Lucio Basadonne, sua moglie Anna Pollio, assieme alla loro figlia Gaia, arrivano a presentare la loro seconda opera, frutto di un’altra avventurosa ricerca, con il loro nuovo documentario dal titolo “Figli della Libertà”, proiettato in anteprima il 7 marzo in ben 37 città (altre proiezioni stanno ancora continuando a pieno ritmo in tutta Italia) grazie alla riuscita raccolta fondi preliminare mediante crowdfunding, che ha permesso loro anche questa volta di sostenere le spese di produzione. La presentazione nelle varie sale in tutta Italia è stata introdotta da educatori ed esperti che hanno collaborato dal basso alla raccolta fondi e alla promozione. A Catania il sociologo Augusto Gamuzza ha introdotto l’anteprima, in una serata molto partecipata (lui stesso era tra coloro che danno la loro testimonianza all’interno del documentario) ed ha anche coordinato e animato il dibattito che ha seguito la proiezione.

“Incominciando col gustare un po’ di libertà, si finisce per volerla tutta”.
Come non stupirsi nel trovare questa citazione dell’anarchico Errico Malatesta proprio all’inizio della prima scena di “Figli della Libertà”. Il documentario comincia la sua narrazione seguendo i legittimi dubbi che iniziano a covare Anna e Lucio nel constatare i primi risultati ottenuti dalla diversa istruzione che hanno deciso di dare a Gaia dopo l’aver scelto di mandarla in una scuola libertaria anziché in un classico istituto scolastico. Si viene lasciati sospesi quasi tutto il tempo, senza facili partigianerie, in uno scenario fatto di quei dilemmi e coraggiose speranze, che inevitabilmente ogni genitore affronta quando sceglie un tipo di educazione alternativo per i propri figli. “Stiamo salvando Gaia dagli effetti grandemente deleteri dell’ingabbiante scolarizzazione istituzionale o la stiamo condannando a trovarsi un giorno impreparata quando uscirà dall’isola felice per affrontare questo difficile mondo?”.

Per sciogliere questi dubbi, Anna e Lucio, compiono una “missione eroica”, per la quale credo verranno ringraziati da tanti altri genitori che si pongono o che si porranno tali domande. Scelgono di nuovo di rimettersi in viaggio con Gaia per andare in cerca di esperti di pedagogia, pensatori, genitori, bambini e ragazzi che seguono o impartiscono pedagogie anti-autoritarie e insegnamenti di tipo parentale, fino a scovare pure chi a scuola non c’è mai andato, riuscendo lo stesso ad affermarsi nella vita. Tra queste figure troviamo il noto regista Silvano Agosti e il libertario Paolo Mottana, docente universitario di filosofia dell’educazione alla Bicocca di Milano. Degno di nota inoltre è il loro essersi spinti anche nella nota scuola di Summerhill in Inghilterra, dove da quasi un secolo si applicano metodi pedagogici alternativi e anti-autoritari. Lì hanno intervistato alcuni alunni ed ex-alunni che hanno testimoniato le loro incoraggianti esperienze, ricordandoci, tra l’altro, che queste pratiche, per quanto possano sembrare nuove, esistevano già dai tempi di Tolstoj. In questo itinerario sono quindi riusciti a condividerci il pensiero e le esperienze di tutti questi ricercatori, anche per cercare di rassicurare la simpatica nonna siciliana di Gaia, profondamente scettica e preoccupata rispetto alle scelte inusuali  di Lucio ed Anna. 

Pregevole è la possibilità data allo spettatore di sbirciare all’interno di questi interessanti e sfuggenti arcipelaghi sulle “altre” forme di pedagogia. È utile sapere che queste esperienze in Italia, secondo gli ultimi dati forniti dal ministero dell’istruzione, registrano un significativo incremento. Sarebbe di certo sorpresa la nonna di Gaia nel sapere che proprio la Sicilia è in testa alla classifica rispetto alle regioni più coinvolte, soprattutto nell’istruzione parentale.
Dopo la proiezione si è animato un breve dibattito che ha chiarito, attraverso le parole di Gamuzza, come sia necessario un percorso di approfondimento teorico e metodologico sulle questioni relative alle pratiche di educazione alternativa in Italia. Obiettivo che si inserisce in un percorso di ricerca intrapreso dalla cattedra di Sociologia del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Catania al fine di contestualizzare scientificamente le tante esperienze e scelte familiari che cominciano a prendere piede e che meritano maggiore studio.

A riprova di questo fermento, stando sempre ai numeri diffusi dal ministero riguardo la nostra isola, il 17–18 settembre 2016 si è tenuto il secondo Meeting Homeschooling Sicilia, a San Saba, in provincia di Messina; mentre si terrà un nuovo raduno della Rete Scuola Famigliare dal 15 al 21 aprile a Piedimonte Etneo. La stimolante visione di questo documentario ci interroga sul come porsi rispetto alle prassi di scolarizzazione autoritaria e ai gravi effetti sociali ed esistenziali che ne derivano e che spesso tutti portiamo ancora sulle spalle. “Figli della Libertà” sicuramente è un ottimo strumento di riflessione e ci spinge in qualche modo a intraprendere, ognuno per quel che può, qualche altra importante “eroica missione”.

Alessio Giannetto

Nessun commento:

Posta un commento