venerdì 3 marzo 2017

Stop Veleni, Giustizia per i Territori: cresce la mobilitazione in tutta la Penisola

Stop Veleni, Giustizia per i territori   
Cresce la mobilitazione in tutta la Penisola

    
da Trieste ad Augusta, passando per Bagnoli e Taranto, movimenti, comitati, associazioni e liberi cittadini fanno rete e lottano per obbiettivi comuni: chiusura delle fonti inquinanti, bonifica dei territori,         risarcimento, potenziamento dei presidi sanitari, riconversione socio-   economica e sicurezza per cittadini e lavoratori                     


I rifiuti dell’Ilva di Taranto, negli ultimi mesi, sono stati trasferiti in Sicilia, nel bel mezzo del polo petrolchimico siracusano e nel più completo silenzio delle istituzioni, nonché all’insaputa delle popolazioni locali. Dal giugno al dicembre dello scorso anno, oltre 30 mila tonnellate di polverino prodotto dagli altiforni dell’acciaieria pugliese sono approdate al porto di Catania, in aggiunta alle 9 mila tonnellate giunte al porto di Augusta ad aprile del 2015.           

Dopo le prime denunce delle associazioni ambientaliste,
il ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti tentava di minimizzare parlando di “situazione transitoria”. Lo stesso aveva dichiarato in merito al carico di veleni sbarcato nel 2015 ad Augusta. Nel frattempo, con cadenza settimanale, diversi autotreni carichi di polverino continuavano a imbarcarsi a Taranto sulla nave Eurocargo Livorno del Gruppo Grimaldi, per fare scalo notturno a Catania e raggiungere via terra la discarica Cisma di Melilli

Montata la protesta e la mobilitazione della cittadinanza, 
lo scorso 19 dicembre il ministro Galletti ha annunciato lo stop al trasferimento del polverino in Sicilia. La comunicazione ministeriale arrivava cinque giorni dopo il presidio di protesta al porto etneo compiuto da alcuni attivisti, che era culminato nel blocco temporaneo dei camion all’uscita dello scalo commerciale. 

Fu proprio in quella occasione che i manifestanti poterono
verificare le assurde condizioni in cui stava avvenendo il trasporto: il carico di scorie era coperto malamente solo da un telone, mentre sulle sponde delle fiancate e del retro c'erano cumuli di polverino nero, che fuoriusciva dal cassone. Con un risultato inevitabile: il disperdersi di parte delle polveri lungo il tragitto che separa il porto di Catania dalla discarica di Melilli; e prima ancora sulla nave e nelle strade pugliesi interessate dal passaggio dei camion.         


Nel gennaio scorso, una delegazione del Comitato Stop Veleni e del Comitato No Pua ha incontrato l'ammiraglio Nunzio Martello, commissario straordinario dell'Autorità portuale di Catania; il quale ha confermato che il traffico di rifiuti verso Catania è attualmente fermo, anche se ad attestarlo non vi è nessuna comunicazione scritta pervenuta dal ministero dell'Ambiente, al di là delle note apparse sulla stampa. Al centro del confronto con l'Autorità portuale sono state, soprattutto, le gravi irregolarità nelle modalità di trasporto riscontrate direttamente dagli attivisti la notte del 14 dicembre. Di fronte alle inequivocabili immagini dei cumuli di polverino depositati sulle sponde esterne dei camion, lo stesso Martello ha riconosciuto l'anomalia dell'operazione come un fatto "oggettivo", facendo intendere che apposite indagini giudiziarie sarebbero in corso. Dalla Capitaneria di porto di Catania, nel frattempo, viene riferito che a curare la logistica dell'intera operazione è stata la Paradivi Servizi, società di proprietà della stessa famiglia Paratore che detiene il controllo della Cisma di Melilli. Solo in alcuni casi, invece, il trasporto è stato effettuato dalla società Trans Isole di Angri, in provincia di Salerno. 

Essendo il polverino d'altoforno classificato come rifiuto speciale, la normativa di settore impone specifici accorgimenti per il suo trasporto. Perché, che proceda a bordo dei camion o in nave, per utilizzare le parole dell'ammiraglio Martello, "il rifiuto non deve essere disperso". Ossia, l'esatto contrario di ciò che è avvenuto durante il trasporto del 14 dicembre.         

A meno che non si voglia sostenere che disperdere un rifiuto speciale dai camion durante il trasporto sia una prassi regolare, la situazione è in sé inaccettabile. E se ciò è potuto accadere, è evidente che a monte si è verificata una falla nei controlli di sicurezza. Sia nel porto di partenza (
Essendo il polverino d'altoforno classificato come rifiuto speciale, la normativa di settore impone specifici accorgimenti per il suo trasporto. Perché, che proceda a bordo dei camion o in nave, per utilizzare le parole dell'ammiraglio Martello, "il rifiuto non deve essere disperso". Ossia, l'esatto contrario di ciò che è avvenuto durante il trasporto del 14 dicembre.         
A meno che non si voglia sostenere che disperdere un rifiuto speciale dai camion durante il trasporto sia una prassi regolare, la situazione è in sé inaccettabile. E se ciò è potuto accadere, è evidente che a monte si è verificata una falla nei controlli di sicurezza. Sia nel porto di partenza (Taranto) che in quello di arrivo (Catania). Controlli che, nello specifico, competono alla Dogana, essendo il polverino d'altoforno considerato alla stregua di qualunque altra merce ordinaria (dalle distinte di carico, infatti, non risulta la denominazione di "polverino d'altoforno"). Fermo restando che all'autorità portuale rimane la più complessiva vigilanza su ogni attività od operazione che si svolga all'interno del porto; perché se è vero, come sottolinea l'ammiraglio, che la legge non impone "controlli particolari" per il transito del polverino negli scali marittimi, sarebbe in ogni caso preoccupante se non venisse garantito nemmeno un controllo generale, minimo, ma comunque sufficiente a evitare un'irregolarità così grossolana come quella accaduta e documentata a dicembre dello scorso anno. In tal caso, si tratterebbe di un episodio potenzialmente destinato a ripetersi. Con buona pace delle rassicurazioni istituzionali.  

In definitiva, nonostante la disponibilità dimostrata dal commissario straordinario Martello, le nebbie che avvolgono gli aspetti centrali di questa vicenda faticano a dipanarsi. Il polverino, dice il ministro 
In definitiva, nonostante la disponibilità dimostrata dal commissario straordinario Martello, le nebbie che avvolgono gli aspetti centrali di questa vicenda faticano a dipanarsi. Il polverino, dice il ministro Galletti, non arriva più in Sicilia. E allora allo stesso ministro chiediamo: dove sono dirette adesso queste scorie industriali? Quale regione d'Italia o d'Europa è stata individuata come nuova pattumiera? E cosa ne sarà del polverino nel frattempo giacente qui a Melilli?
Su queste domande il governo Gentiloni-Renzi continua a tacere, mentre in compenso il ministero dell'Ambiente ha tenuto a ribadire che la "transitoria" operazione polverino è "comunque avvenuta in piena sicurezza e trasparenza".

A dispetto dei proclami istituzionali, la nostra mobilitazione prosegue con prossime iniziative in programma; affinché, dal basso, possa crescere un percorso collettivo di lotta sulla questione ambientale che da decenni affligge la popolazione siciliana, da Siracusa a Gela, da Milazzo a Niscemi. Perché in ballo non c’è soltanto la vicenda dei rifiuti dell’Ilva – ultima arrivata di una lunga serie di abusi - ma la più generale necessità di chiusura delle fonti inquinanti, bonifica dei territori, riconversione ecologica degli stabilimenti e sicurezza per i cittadini e i lavoratori costretti a subire i costi devastanti di un’industria inquinante che continua a divorare l’ambiente e la salute pubblica, giocando al ricatto occupazionale e negando il diritto ad un lavoro sano e sicuro.

 




Sabato 25 febbraio, un fiume di 8000 persone ha sfilato in corteo a Taranto. Bambini, studenti, mamme, operai, anziani. Nella "Città dei due mari" da TriesteBagnoliSalernoBrindisiGrottaglie: territori inquinati e comunità resistenti, dal nord al sud d'Italia, per dire che la Salute non si patteggia! Per rivendicare Giustizia, risanamento ambientale, risarcimento dagli inquinatori, riconversione socio-economica, lavoro libero da sfruttamento e ricatto occupazionale. Da Augusta c'eravamo anche noi a portare la voce di quella Sicilia che r'esiste ai veleni, all'arroganza dei potenti, alle ecomafie, all'assalto di chi continua a devastare intere regioni per incassare lauti profitti. La grande manifestazione di sabato è stata solo il primo passo verso un percorso di riscatto sociale, dal basso, che vede unite tutte le comunità vessate da decenni d'inquinamento materiale e culturale. Grazie ai/alle tarantini/e, grazie a chi lotta e a chi rialza la testa per un altro mondo possibile. 

#GiustiziaPerTaranto
, giustizia per tutti e tutte!

  



Comitato Stop Veleni         

   
       
   


     

   
       
   contattaci:
stopveleni@email.it                                    facebook: Comitato stop veleni         
                         

Nessun commento:

Posta un commento