venerdì 2 settembre 2016

Augusta, prosegue la battaglia per restituire Punta Izzo ai cittadini

foto: Ivana Sciacca de I Siciliani giovani


da un "bagno disobbediente" nasce un percorso socio-culturale all'insegna dei valori di pace, solidarietà e rispetto dell'ambiente


Trasgredire i divieti d'accesso, scansare i controlli e varcare le recinzioni che privano le comunità del rapporto naturale con una parte vitale del loro territorio. Ci sono luoghi di mare, in Sicilia, dove fare un bagno costa rischi e fatica, ma può assumere anche un grande significato politico. E' il caso della scogliera di Punta Izzo, ad Augusta, che da più di un secolo è sottratta alla popolazione civile, soggetta a servitù militare e in parte adibita a poligono di tiro per le esercitazioni a fuoco della marina e delle forze di polizia. Qui, la mattina del 7 agosto scorso, una ventina di cittadini ha invaso la zona off limits e raggiunto il mare, dopo una lunga marcia sotto il sole, eludendo cancelli, filo spinato e il blocco improvvisato da digos e carabinieri. Un’azione simbolica e “disobbediente” che intendeva lanciare un chiaro messaggio: Punta Izzo va liberata e restituita ai cittadini.

Due ore prima, ad aprire la giornata, c'era stato un presidio nella vicina spiaggetta del Granatello: un momento d'informazione sulla proposta di smilitarizzare e riconoscere Punta Izzo come
riserva naturale, ma anche un'occasione di confronto pubblico in merito alla generale mancanza di accessi a mare e di spazi sociali sofferta dalla cittadinanza di Augusta.
La giornata del 7 agosto è stata la prima iniziativa di un
percorso di lotta che muove adesso verso la nascita di un comitato popolare intento a definire obbiettivi, indirizzi e strategie d'intervento. 


Dal No al poligono alla manifestazione del 7 agosto


Ad accendere i riflettori su Punta Izzo, circa tre mesi fa, era stata la notizia (diffusa da I Siciliani giovani e MeridioNews) della probabile intenzione della marina militare di rimettere a nuovo il poligono di tiro che occupa una fetta del promontorio costiero. I due servizi giornalistici documentavano, inoltre, la presenza di bossoli di vario tipo e calibro abbandonati tra gli scogli di Punta Izzo, compresi parecchi lacrimogeni al gas cs. Gli stessi, per intenderci, utilizzati in Val Susa per reprimere i No Tav e considerati armi chimiche bandite dai conflitti bellici. Più tardi si scoprirà che quei lacrimogeni erano stati sparati a Punta Izzo dal reparto celere della polizia durante un'esercitazione avvenuta nei primi mesi di quest'anno. Un fatto che dimostra come l’area costiera venga ancora utilizzata per l’addestramento con armi da fuoco, all’insaputa della cittadinanza e delle autorità civili, nonostante l’apparente dismissione della struttura in cemento (visibilmente vetusta) che almeno fino a trent’anni fa ospitava le sessioni di tiro.

Appresa la notizia, un gruppo di associazioni ambientaliste diramava un comunicato stampa contro «lo svolgimento di qualsiasi esercitazione militare nell'area in questione» in virtù del «pesante impatto ambientale» e dei «rischi per la sicurezza» creati da questo genere di attività, oltre che per le ricadute negative «sul piano socio-culturale». Il comunicato si concludeva annunciando l'avvio di «una campagna per la smilitarizzazione, la bonifica e l'istituzione di una riserva naturale e culturale a Punta Izzo».

Qualche giorno dopo la presa di posizione delle associazioni, arrivava la smentita del comando di marisicilia: «non esiste al momento nessun progetto per la riattivazione di un poligono di tiro», era la dichiarazione dei vertici militari riportata dal quotidiano Augustaonline. Un ottimo assist per le associazioni che replicavano sottolineando come tale smentita dava la «conferma che non ci sono ragioni o piani di carattere militare che giustifichino la permanenza sulla zona di una servitù militare».
Nel frattempo, la marina, forse infastidita dall'anomala attenzione pubblica e mediatica, inaspriva la sorveglianza su Punta Izzo, istituendo la ronda di un automezzo con a bordo due militari in mimetica. Da allora i bagnanti che accedono all'area attraverso i varchi adiacenti le villette del promontorio - prima in massima parte tollerati - vengono sistematicamente cacciati. Mentre le barche da diporto che stazionano nei pressi della riva sono spesso allontanate dalla Capitaneria.
Si arriva così a fine luglio, quando le associazioni formalizzano la nascita del Coordinamento per la smilitarizzazione e la tutela di Punta Izzo. Sarà quest'ultimo, con il supporto del Coordinamento dei comitati No Muos, a farsi promotore del presidio del 7 agosto che ha visto la partecipazione anche di decine di attivisti antimilitaristi accorsi da Catania, Ragusa, Niscemi e Caltagirone. «Il primo passo - scriverà il Coordinamento - di una battaglia capace di aprire un importante percorso sociale e culturale nel territorio di Augusta, all'insegna dei valori di pace, solidarietà e rispetto dell'ambiente».


La reazione delle forze dell’ordine: militarizzare le riunioni dei cittadini

All’indomani della manifestazione conclusa col
bagno disobbediente, la reazione di militari e polizia è consistita (e consiste tuttora) nel militarizzare le assemblee del Coordinamento, cioè gli incontri convocati in luogo pubblico tramite social network e aperti alla partecipazione di tutti i cittadini interessati. Polizia, digos, carabinieri, vigili urbani e persino militari in mimetica, da oramai un mese, con puntualità accolgono in spiaggia attivisti e cittadini solidali e rimangono appostati a pochi metri, vigilando per l’intera durata della riunione. Una misura ridicola e provocatoria – nonché, di fatto, repressiva - che compromette il libero esercizio del diritto di riunione, finendo per spaventare e dissuadere molti cittadini dal prendere parte alle assemblee o anche solo dall’avvicinarsi ad ascoltare. D’altronde, chi avrebbe piacere a ritrovarsi e discutere all’aperto, mentre si è circondati dalle pattuglie dei militari e filmati dagli ispettori della digos? 


Verso l’assemblea del 16 settembre

Ad ogni modo, bisogna ammetterlo: la battaglia appena cominciata difficilmente riscuoterà un immediato consenso tra gli augustani. Il motivo è molto semplice: si tratta di rivendicare un pezzo di costa “nelle mani della marina”. E la paura di tanti è che mobilitarsi per la sua smilitarizzazione equivalga a “mettersi contro la marina” e di conseguenza crearsi delle pesanti inimicizie nell’ambiente militare. Una paura che non riguarda soltanto chi con la marina intrattiene rapporti di lavoro, ma che più in generale è da ricondurre alla cultura filo-militarista storicamente dominante ad Augusta. Il mito della “marina orgoglio e gioiello degli augustani” è ancora vivo e così ben radicato in città da rappresentare un serio ostacolo alla crescita di soggettività critiche nei confronti dei presunti benefici di un’asfissiante occupazione militare del territorio.
Consapevole di queste difficoltà e malgrado il clima da sorvegliati speciali, il gruppo “disobbediente” prosegue la sua attività con determinazione. Dall’iniziale coordinamento di associazioni si è da poco passati alla costruzione di un comitato stabile, ad adesione individuale, formato per la metà di giovani che si affacciano per la prima volta all’attivismo politico. 
La prossima iniziativa in programma è un’assemblea pubblica nel centro storico di Augusta fissata per il 16 settembre. L’obbiettivo è quello di continuare l’attività d’informazione e stimolare una crescita della partecipazione tra i cittadini.

Gianmarco Catalano 

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