domenica 3 luglio 2016

Meno migranti si accolgono da vivi più ne arrivano morti

foto di Alfonso Di Stefano

Meno migranti si accolgono da vivi più ne arrivano morti: arrivata a Catania la nave con le 10 salme. Questa amara constatazione si conferma ogni giorno di più, i morti accertati sono migliaia ma chi ci governa è più interessato a demagogiche operazioni di facciata, ben sapendo che sono le politiche securitarie della fortezza Europa e di Frontex a causare i naufragi ed a favorire i lauti profitti delle mafie mediterranee.
Stanno finendo nel porto di Catania le operazioni di sbarco di 348 migranti dalla nave della guardia costiera CP941 U. Diciotti ; i/le migranti,in maggioranza nigeriani, il resto provenienti dall’Africa sub sahariana, salvati in 3 operazioni di soccorso a fragilissimi gommoni, che stavano affondando, a 20 miglia dalle coste libiche.

Stavolta, nonostante la banchina fosse militarizzata dalla presenza di Polizia scientifica ( che sollecitava il rilascio delle impronte), Carabinieri, Guardia di Finanza ed ispettori di Frontex, la stampa e le associazioni solidali hanno avuto la possibilità di avvicinarsi alle transenne a poche decine di metri dallo sbarco e di seguire la conferenza stampa del comandante della Diciotti Gianluca D’Agostino: particolarmente straziante il racconto del salvataggio del secondo gommone, “collassato” appena preso il largo da Tripoli, le 10 donne migranti decedute insieme a 38 donne superstiti e 2 bimbi, stavano al centro del gommone, mentre i 68 uomini stavano sui bordi esterni, quando, imbarcando acqua inquinata da benzina, chi stava al centro è stato risucchiato sotto, calpestato da chi cercava di salvarsi. Fra le superstiti 2 donne sorelle di 2 donne decedute.

Il sindaco Bianco, presente all’inizio dello sbarco, ha garantito che verrà offerta sepoltura alle 10 vittime nel cimitero cittadino e che ci sarà una cerimonia interreligiosa nel palazzo della cultura nei prossimi giorni: segnale positivo, che andrebbe esteso a reali politiche d’accoglienza dei migranti , che sopravvivono ai frequenti naufragi. Stanno partendo i primi bus che trasferiranno i/le migranti fuori dalla Sicilia, può essere che nella nostra isola non ci siano realtà sociali disponibili ad offrire un’accoglienza degna almeno ai/lle superstiti dei naufragi?

Nel frattempo, al porto di Augusta è da poco arrivato il peschereccio della strage del 18 aprile 2015, riportato a terra dopo mesi dall'inizio delle attività di recupero e diversi tentativi andati falliti. A far discutere nelle ultime settimane, sono state soprattutto le denunce del sindacato Usb sulla inadeguatezza delle attrezzature messe a disposizione dei vigili del fuoco coinvolti in prima linea nell'operazione e sui rischi per la salute a cui gli stessi sono stati esposti. Già ad aprile denunciammo la totale militarizzazione dell'operazione, criticando la scelta di utilizzare il pontile Nato di Melilli per l'approdo del relitto e l'estrazione delle salme. 

L’arrivo del peschereccio ad Augusta poteva essere l’occasione per far toccare direttamente alla popolazione siracusana e ai cittadini solidali la drammatica realtà delle stragi del Mediterraneo, dei naufraghi senza nome e dei dispersi. Sarebbe stato un momento di raccoglimento e condivisione, per poter sentire profondamente il peso di quelle esistenze spezzate, delle speranze e dei sogni annegati nei fondali di un canale trasformato in un muro invalicabile dalle politiche liberticide e securitarie della fortezza Europa. E invece no. Si è preferito sollevare ancora un muro, fisico e ideologico, per tenere lontani i cittadini dalla vista di qualcosa che, magari, avrebbe potuto smuovere le loro coscienze, animare e interrogare collettivamente.

In queste ore siamo impegnati nel rintracciare alcuni superstiti ed un’associazione di familiari dei dasaparecidos del Mali di quel naufragio per verificare la loro disponibilità a tornare in Sicilia per offrire il loro determinante aiuto nell'attività di identificazione dei corpi deceduti.

Rete Antirazzista Catanese

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